Dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua arriva la conferma: per ora il risultato referendario non è stato messo in discussione dal governo Monti.
Il risultato di questa sera non ci deve far abbassare la guardia: continua la mobilitazione per rivendicare il rispetto del voto di 27 milioni di italiani con l’adesione alla campagna di OBBEDIENZA CIVILE.
Aggiornamenti sulle iniziative anche nella nostra provincia nelle prossime settimane.
Il Governo Monti fa marcia indietro: la ripubblicizzazione dell’acqua è possibile
La mobilitazione paga: il popolo dell’acqua ha costretto il Governo a ritirare il provvedimento che vietava la gestione del servizio idrico attraverso enti di diritto pubblico, quali le aziende speciali.
È una vittoria dei cittadini e dei comitati che in tutto il paese hanno fatto sentire forte la loro voce in difesa del voto referendario.
Rimane ampiamente negativo il giudizio del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua sul decreto liberalizzazioni che, a dispregio voto del giugno scorso, peggiora le già pessime misure del precedente Governo sulla privatizzazione degli altri servizi pubblici locali.
La mobilitazione del popolo dell’acqua continua per la piena attuazione del risultato referendario: avanti tutta con la ripubblicizzazione del servizio idrico e la campagna di obbedienza civile per una tariffa corretta e coerente coi referendum. Si scrive acqua, si legge democrazia.
Invitiamo tutti a partecipare a questa manifestazione che si svolgerà a Belluno sabato 17 dicembre in difesa dell’acqua dei nostri fiumi ,così sfruttata e maltrattata. Sarà, come l’anno scorso ,una giornata di festa,coloratissima, divertente,per sensibilizzare la popolazione su un tema che riguarda tutti: La TUTELA DEL BENE ACQUA, dalle sorgenti ,al fiume …fino al nostro rubinetto.
“Oggi le bandiere dell’acqua di tutto il mondo sono listate a lutto:
Danielle Mitterand è morta.
Tutti noi le dobbiamo molto. Fondatrice con Riccardo Petrella del
Contratto Mondiale sull’acqua, infaticabile viaggiatriuce, ha animato
tutti forum internazionali, esteso nel mondo la rete dei movimenti
dell’acqua, i rapporti con i governi latino americani e grazie al suo
impegno oggi Parigi è stata ripubblicizzata.
Muore una grande signora di Francia e una militante, fino all’ultimo,
vi chiedo di unire al mio abbraccio l’abbraccio di tutto il Forum
italiano e di accompagnarla nel suo ultimo viaggio.”
Emilio Molinari
DA VERONA A ROMA PER L’ACQUA, I BENI COMUNI
E LA DEMOCRAZIA
Manifestazione 26 novembre ore 14.00
Roma, Piazza della Repubblica
Il 12 e 13 giugno scorsi la maggioranza assoluta del popolo italiano ha votato per l’uscita dell’acqua dalle logiche di mercato, per la sua affermazione come bene comune e diritto umano universale e per una gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico.
Un voto netto e chiaro, con il quale 27 milioni di donne e uomini, per la prima volta dopo decenni, hanno ripreso fiducia nella partecipazione attiva alla vita politica del nostro paese e hanno indicato un’inversione di rotta rispetto all’idea del mercato come unico regolatore sociale.
Ad oggi nulla di quanto deciso ha trovato alcuna attuazione: la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua continua a giacere nei cassetti delle commissioni parlamentari, gli enti locali – ad eccezione del Comune di Napoli – proseguono la gestione dei servizi idrici attraverso S.p.A. e nessun gestore ha tolto i profitti dalla tariffa.
Non solo. Con l’alibi della crisi e dei diktat della Banca Centrale Europea, il Governo ha rilanciato, attraverso l’art. 4 della manovra estiva, una nuova stagione di privatizzazioni dei servizi pubblici locali, addirittura riproponendo il famigerato”Decreto Ronchi” abrogato dal referendum.
Le tariffe del servizio non sono state modificate secondo la volontà popolare ed anche a Verona i gestori idrici continuano ad includere il profitto pari al 7% per la remunerazione del capitale investito nelle bollette pagate dai cittadini.
Il movimento per l’acqua si prepara a lanciare la campagna nazionale “Obbedienza civile”,ovvero una campagna che, obbedendo almandato del popolo italiano, produrrà in tutti i territori e con tutti i cittadini percorsi auto organizzati e collettivi di riduzione delle tariffe dell’acqua, secondo quanto stabilito dal voto referendario.
Per tutti questi motivi il popolo dell’acqua tornerà in piazza il prossimo 26 novembre e invita tutte e tutti a costruire una grande e partecipata manifestazione nazionale.
Il Comitato Acqua e Beni Comuni di Verona ha organizzando un pullman che ci porterà a Roma per manifestare. Chi volesse aderire può contattare il Comitato al n. 348 8219343 entro il 21 novembre.
Ufficio Stampa Comitato Veronese Acqua e Beni Comuni
REDES è una fondazione privata senza fini di lucro che da anni lavora in El Salvador per sostenere le capacità
organizzative e di incidenza della popolazione vulnerabile ed in situazione di povertà che cerca di migliorare la
propria qualità di vita, accompagnandola nello sviluppo di processi partecipativi, solidali,
giusti e trasparenti con equità di genere.
Avremo modo di confrontarci con un’altra rete che a migliaia di km di distanza
lavora, come noi, per difendere l’acqua come diritto alla vita e bene comune
IL 26 NOVEMBRE IN PIAZZA PER L’ACQUA. I BENI COMUNI E LA DEMOCRAZIA
PER IL RISPETTO DELL’ESITO REFERENDARIO, PER UN’USCITA ALTERNATIVA DALLA CRISI
Roma, ore 14.00 – Piazza della Repubblica
Anche da Verona stiamo organizzando la trasferta:
Carissimi del popolo dell’acqua, il Comitato Acqua e Beni Comuni di Verona sta organizzando un pullman che ci porterà a ROMA per manifestare le argomentazioni descritte nell’appello del Forum Nazionale.
Chi volesse aderire mi può contattare al n.348 8219343 entro il 21novembre per poter confermare il pullman. Il costo preventivato è di circa 20/25 euro.
Nella speranza che rispondiate in molti, attendiamo fiduciosi. Ernesto
IL COMITATO PRETENDE L’ATTUAZIONE DELL’ESITO DEI REFERENDUM
PER L’ACQUA SENZA PROFITTI
DEPOSITATA LA DIFFIDA ALL’AATO VERONESE
Dopo quattro mesi dal successo referendario a Verona e Provincia risulta ancora inattuata l’abrogazione del profitto sulla gestione del servizio idrico.
Per tale motivo il Comitato Veronese “Acqua e Beni Comuni” ha diffidato con l’istanza depositata la scorsa settimana l’Autorità d’Ambito di Verona dal continuare ad applicare nelle bollette dell’acqua il metodo tariffario precedente al referendum.
Con il voto del 12 e 13 giugno scorsi, infatti, la maggioranza assoluta del popolo italiano e dei cittadini veronesi hanno votato no alla privatizzazione dei servizi pubblici locali e ai profitti sulla gestione dell’acqua.
Il secondo quesito referendario ha sancito che nella tariffa del servizio idrico non potrà più essere inclusa la remunerazione del capitale investito.
I gestori idrici continuano, però, ad applicare una percentuale media del 7 per cento per la remunerazione degli investitori nelle bollette dei cittadini. A Verona l’Autorità ha appena elaborato la proposta di Piano d’Ambito dove non si tiene conto del referendum e si continua a far pagare la remunerazione del capitale investito.
Per difendere l’esito referendario il Comitato veronese ha già raccolto in pochi giorni centinaia di firme consegnate all’Aato insieme alla diffida. Sta continuando a ricevere le adesioni dei cittadini che vogliono vedere cancellato il profitto dalle bollette del servizio idrico.
Il Comitato sta, inoltre, recapitando una lettera a tutti i Sindaci Veronesi, componenti dell’assemblea dell’Aato, per chiedere di valutare attentamente il Piano d’Ambito. Anche i Sindaci devono impegnarsi per attuare l’esito referendario facendosi portatori della volontà dei cittadini e chiedendo all’Autorità l’eliminazione del 7% della remunerazione del capitale dalla tariffa.
La mancata attuazione dell’esito referendario rappresenta una chiara violazione della Costituzione poiché il popolo italiano si è pronunciato contro l’affidamento al mercato dei servizi pubblici locali e contro i profitti sull’acqua. Il Comitato Referendario veronese, pur avendo esaurito il suo compito, forte del successo ottenuto e del supporto della cittadinanza, continuerà a vigilare affinché il risultato referendario sia rispettato verso l’obiettivo finale della ripubblicizzazione del servizio idrico.
Dopo il Comune di Cavaion Veronese anche il Comune di San Bonifacio ha inserito nel proprio Statuto Comunale un nuovo articolo in cui, tra i vari principi ed impegni enunciati, si afferma e riconosce “il Diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico”.
Questo importante risultato non è casuale, ma frutto della perseveranza, dell’impegno e passione di molti cittadini sanbonifacesi che da anni si stanno spendendo nel proprio territorio attraverso diverse iniziative ed azioni per affermare che l’acqua è un bene comune pubblico e un diritto umano universale.
Li ringraziamo e con loro ringraziamo tutto il Consiglio Comunale che all’unanimità ha votato la modifica allo statuto accogliendo quello che erano state le istanze e proposte avanzate dalla cittadinanza.
Ora l’invito è di continuare. I principi e i diversi impegni scritti nello Statuto Comunale devono infatti tradursi in azioni e politiche coerenti e concrete.
In questo senso è da leggere l’ordine del giorno in cui si invita il Sindaco ad attivarsi nell’assemblea dell’AATO Veronese a chiedere “l’immediata cessazione del ricarico del 7% quale remunerazione del capitale investito qualora fosse ancora applicato alla tariffazione del servizio idrico integrato nel nostro territorio”.
Per scaricare il nuovo articolo dello Statuto Comunale clicca QUI
Per scaricare il verbale della seduta del Consiglio Comunale in cui si è discusso della modifica dello Statuto clicca QUI
Proponiamo sul nostro blog questo bellissimo scritto/riflessione di Tommaso Fattori membro del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua su democrazia, referendum e movimento dell’acqua.
Aqua construens
di Tommaso Fattori
L’iceberg. Ricominciamo da due
Come una sorta di gigantesco iceberg invisibile alle strumentazioni della politica e dei media tradizionali, il movimento per l’acqua è stato avvistato – con stupore, disorientamento, paura – solo quando il transatlantico vi si era ormai incagliato, il 12 e 13 giugno scorsi. Non il transatlantico del berlusconismo –come nelle interpretazioni più riduttive- bensì quello della globalizzazione privatista e della sua dottrina, nota come neoliberismo, che teorizza esplicitamente un pubblico anoressico e, implicitamente, una democrazia a partecipazione minima. La scomparsa del concetto stesso di ricchezza comune, là dove si fa coincidere l’accumulazione di beni privati con la ricchezza tout court, e l’azzeramento di qualsiasi reale intervento della politica sul mercato (ossia sulla dinamica selvaggia dei poteri economici e sulle scelte dei detentori di capitali), coincide con una visione iper-oligarchica della democrazia, ridotta a partecipazione meramente elettorale, occasionale, da esercitarsi su agende precostituite e preconfezionate.
La sconfitta referendaria non è stata perciò una sconfitta della destra politica ma di quella cultura del “privatismo assoluto” che aveva a lungo incantato anche la sinistra, rendendola incapace di distinguere fra merci e beni comuni, fra terreno dei profitti e sfera dei diritti, fra mercato e servizi di interesse generale. Fino al punto di ritenere naturale che tra le finalità di un servizio pubblico vi sia quella di distribuire dividendi agli azionisti, remunerare i capitali, generare profitti.
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