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Attivati per la campagna “STOP Madia”!

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E’ iniziata la nuova campagna “LA MADIA TE LI PORTA VIA”.

Il riferimento è al Decreto Madia che disciplina le modalità di gestione dei servizi pubblici locali quali ACQUA, RIFIUTI, TRASPORTO PUBBLICO ecc. in cui si dà preferenza alla gestione di mercato.

Non è altro che la riproposizione del decreto Ronchi del 2008, ABROGATO CON I REFERENDUM DEL 2011.

 

È NECESSARIA UNA NUOVA MOBILITAZIONE!

 

Il Forum Nazionale sta lanciando varie inizitive, cercheremo di attivarci anche nella nostra provincia.

Tutte le informazioni sulla pagina del blog nazionale.

Rilanciamo qui le  “Faq” da utilizzare per la diffusione dei contenuti del decreto Madia, e della loro pericolosità!

1. Che cos’è il decreto Madia?

E’ il Testo Unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale, decreto attuativo dell’ art. 19 della Legge Delega n.124/2015 e ha l’obiettivo di riordinare la normativa sui servizi pubblici locali.

2. Quali sono le finalità del decreto Madia?

Come esplicitato nella sezione 2 dell’Analisi di Impatto della Regolamentazione, allegata al testo di legge, fra gli obiettivi a breve termine, viene indicata “la riduzione della gestione pubblica ai soli casi di stretta necessità”, mentre sono obiettivi di lungo periodo: “garantire la razionalizzazione delle modalità di gestione dei servizi pubblici locali, in un’ottica di rafforzamento del ruolo dei soggetti privati” e “attuare i principi di economicità ed efficienza nella gestione dei servizi pubblici locali, anche al fine di valorizzare il principio della concorrenza”.

Il testo di legge, all’art. 4, comma 2, ulteriormente precisa: “(..) le disposizioni del presente decreto promuovono la concorrenza, la libertà di stabilimento e la libertà di prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione dei servizi pubblici locali di interesse economico generale”

3. Quali servizi pubblici riguarda?

Riguarda tutti i servizi pubblici locali: acqua, rifiuti, gas, energia elettrica, trasporto pubblico, farmacie. In generale, riguarda tutti i servizi pubblici locali di interesse economico generale (definiti come “servizi erogati o suscettibili di essere erogati dietro un corrispettivo economico su un mercato, che non sarebbero svolti senza un intervento pubblico”) e tutti i servizi pubblici locali di interesse economico generale a rete (definiti come “servizi suscettibili di essere organizzati tramite reti strutturali, sottoposti alla regolazione di un’autorità indipendente”).

4. Chi gestirà i servizi pubblici locali?

Il primo principio posto chiaramente sulle modalità di affidamento è che la gestione in economia o mediante azienda speciale è possibile solo per i servizi non a rete (comma 1, lettera d) art.7), mentre tutti i servizi pubblici locali a rete devono essere obbligatoriamente gestiti attraverso società per azioni.

Si tratta di un preciso attacco alle proposte di ripubblicizzazione da parte del movimento per l’acqua, che da sempre propone la gestione attraverso enti di diritto pubblico, quali le aziende speciali, e di un attacco concreto alla realtà di ABC Napoli, azienda speciale che gestisce il servizio idrico della città partenopea.

5. E se gli enti locali scelgono la gestione attraverso una società per azioni a capitale totalmente pubblico?

Premesso che ogni gestione attraverso una Spa è comunque una gestione privatistica in quanto orientata al profitto, il percorso per gli enti locali che scelgono l’affidamento ad una Spa a totale capitale pubblico si fa molto accidentato. Essi, infatti, devono (art. 7, commi 3-6):

a) deliberare con provvedimento motivato, dando conto delle ragioni del mancato ricorso al mercato, nonché dell’impossibilità di procedere mediante suddivisione in lotti del servizio per favorire la concorrenza;

b) produrre un piano economico- finanziario, “asseverato da un istituto di credito”, con la proiezione, per l’intero periodo della durata dell’affidamento, dei costi e dei ricavi, degli investimenti e dei relativi finanziamenti;

c) inviare il tutto all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, per un parere che verrà espresso entro trenta giorni..

Nulla di tutto questo è richiesto per le gestioni attraverso società per azioni a capitale privato o a capitale misto pubblico-privato.

6. Chi gestirà le reti e gli impianti?

Il decreto prevede la possibilità, sempre “per favorire la tutela della concorrenza” di affidare la gestione delle reti, degli impianti e della altre dotazioni patrimoniali separatamente dalla gestione del servizi, nel qual caso l’affidamento dovrà essere fatto ad una società per azioni a totale capitale pubblico, a società a capitale misto pubblico-privato o a società a capitale privato (art. 9, comma 4).

Anche in questo caso, la preferenza per le società miste o private si esprime con la possibilità per le stesse di realizzare direttamente e senza gara d’appalto tutti i lavori connessi alla gestione della rete e degli impianti (art. 10, comma 2)

7. A chi andranno i finanziamenti pubblici?

Gli eventuali finanziamenti statali saranno “prioritariamente assegnati ai gestori selezionati tramite procedura di gara ad evidenza pubblica (..) ovvero che abbiano deliberato operazioni di aggregazione societaria” (art. 33, comma 2,)

8. La tariffa prevede i profitti?

Lo schiaffo al referendum non poteva essere reso più evidente: dopo anni con cui i profitti erano stati mascherati nella tariffa sotto la definizione di “oneri finanziari”, viene reintrodotta nella determinazione delle tariffe dei servizi pubblici locali,“l’adeguatezza della remunerazione del capitale investito” (art. 25 comma 1, lett. d)), nell’esatta dizione abrogata dal secondo quesito referendario del giungo 2011.

9. Il decreto Madia viola l’esito del referendum del giugno 2011?

Da tutti i punti di vista:

a) il referendum, attraverso il primo quesito, aveva deciso l’abrogazione dell’obbligo di privatizzazione dei servizi pubblici locali, rendendo paritarie tutte le forme di gestione: il decreto Madia vieta la gestione dei servizi pubblici locali a rete (compresa l’acqua) attraverso enti di diritto pubblico, rendendo obbligatoria la gestione attraverso società per azioni; e, fra queste ultime, discrimina, le gestioni attraverso società per azioni a totale capitale pubblico;

b) il referendum, attraverso il secondo quesito, aveva deciso l’abrogazione dei profitti dalla tariffa dell’acqua: il decreto li reintroduce nella stessa dicitura abrogata.

10. Ma il Ministro Madia ha più volte dichiarato che non vi sarà alcuna privatizzazione dell’acqua..

Il Ministro Madia ha più volte dichiarato che il suo decreto rispetta l’esito referendario perché le novità introdotte non prevalgono sulle leggi di settore. Ora, a parte la singolarità dell’affermazione (che senso ha approvare un Testo Unico se poi prevalgono le normative precedenti?), le dichiarazioni del Ministro Madia sono smentite dallo stesso testo di legge, che all’art. 3, comma2, così recita: “Salve le disposizioni in materia di modalità di affidamento dei servizi, per le quali le predette disposizioni integrano e prevalgono sulle normative di settore, e salve le modifiche e le abrogazioni espresse contenute nel presente decreto, rimangono disciplinati dalle rispettive normative di settore i servizi (..)”

11. Il decreto Madia viola la Legge Delega n. 124/2015?

Essendo un decreto attuativo dell’ art. 19 della Legge Delega, il decreto Madia deve attuare quanto previsto dall’articolo medesimo, il cui comma c) cosi recita: “individuazione della disciplina generale in materia di regolazione e organizzazione dei servizi di interesse economico generale di ambito locale (..) tenendo conto dell’esito del referendum abrogativo del 12 e 13 giugno 2011”

In contrasto con quanto previsto, il decreto Madia stravolge l’esito referendario.

12. Il decreto Madia è dunque ispirato al pensiero liberista?

Ecco cosa si dice alla sezione 4 dell’Analisi di Impatto della Regolamentazione, allegata al testo di legge : “(..) Il decreto attua la delega contenuta nell’articolo 19 della legge 7 agosto 2015, n. 124 e la previsione di limiti e condizioni per l’assunzione del servizio pubblico locale permette di valorizzare il ruolo dei privati, secondo la regola generale che alle esigenze dell’utenza risponde il mercato in libera concorrenza, fatta salva la necessità di garantire a tutti un servizio che non sarebbe svolto senza un intervento pubblico”.

Il decreto Madia prova a chiudere un cerchio: quello aperto dalla straordinaria vittoria referendaria sull’acqua del giugno 2011, sulla quale i diversi governi succedutisi non avevano potuto andare oltre all’ostacolarne l’esito, all’incentivarne la non applicazione, ad impedirne l’attuazione.

Questa volta l’attacco è esplicito: forte di quanto ottenuto con gli attacchi ai diritti del lavoro (Job Acts), alla scuola pubblica (“Buona Scuola”), alla difesa dell’ambiente e dei territori (“Sblocca Italia”), il governo Renzi tenta l’assalto finale, buttando a mare il referendum del 2011 e privatizzando tutti i servizi pubblici locali.

La Commissione ambiente in Europa si esprime per il diritto all’acqua

ICE-logo.pngIeri, 25 giugno 2015, la Commissione per l’ambiente del Parlamento Europeo ha votato un rapporto sull’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) sul Diritto umano all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, a seguito di una campagna che ha raccolto quasi due milioni di firme in tutta Europa. I membri del Parlamento europeo hanno confermato il loro forte sostegno per il diritto umano all’acqua.

I cittadini hanno espresso evidentemente il loro parere a favore dell’acqua come diritto umano e come bene comune. Ieri i deputati della Commissione per l’ambiente hanno recepito questa indicazione.

Ci auguriamo che lavotazione in seduta plenaria del Parlamento Europeo, nel mese di settembre, confermi questo risultato e indichi chiaramente alla Commissione europea di agire di conseguenza.

Tra gli emendamenti approvati ieri, ci sembra utile ricordare, che la commissione per l’ambiente abbia evidenziato ufficialmente l’insufficiente risposta all’ICE da parte della Commissione Europea, ribadendo l’acqua come bene pubblico di vitale importanza. Affermando, inoltre, la necessità di rispettarlo come diritto umano e non come merce, arrivando ad escludere l’acqua dai trattati sul commercio.

Per questo vengono stigmatizzati i distacchi dell’acqua come violazione dei dirittti umani, ribadendo che le politiche europee debbano garantire l’accesso all’acqua e in tal senso rileva l’indirizzo europeo di ripubblcizzazione del servizio idrico.
Rimaniamo in attesa del testo definitvo, per poterlo pubblicare e diffonderlo insieme a una valutazione dell’European Water Movement.

Pubblicato: VENERDÌ, 26 GIUGNO 2015 dal Forum Nazionale

Conferenza SommaGAS: Pesticidi nel piatto

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Il Comitato Acqua e Beni Comuni di Verona supporta l’evento promosso da SommaGAS:
PESTICIDI NEL PIATTO
La pericolosità dei pesticidi per la SALUTE umana e di tutti gli esseri viventi: IL CAMBIAMENTO E’ POSSIBILE!
RELATORI:
  • Prof. Gianni Tamino
  • Dott. Roberto Magarotto
  • Dott.ssa Renata Alleva
  • Dott. Daniele Degl’ Innocenti
MODERATORI:
  • Dott. Giovanni Beghini
  • Dott.ssa Linda Gelmetti

L’evento avrà luogo SABATO 17 GENNAIO alle ore 9.30 presso la sala al primo piano nella palazzina del Bar degli impianti sportivi in via Bassa a Sommacampagna (VR).

E’ un’importante occasione di informazione e confronto.

Partecipiamo numerosi!

APRA #3: completato il primo ciclo di audizioni regionali sull’acqua in Veneto

 

L’attività del Comitato Acqua e Beni Comuni di Verona negli ultimi mesi è stata concentrata nella preparazione della prima esperienza in Europa di dialogo tra società civile e organismo politico.

Le Audizioni Pubbliche Regionali sull’Acqua (APRA) del Consiglio Regionale del Veneto hanno permesso di portare a conoscenza degli amministratori pubblici (sindaci, consorzi di bacino, enti gestori, consiglieri regionali) il quadro europea che si sta delineando sul tema Acqua, le esperienze e i pericoli di azioni come il progetto BluePrint, pericolosa lobby di poteri economici che sta tentando di condizionare la politica dell’acqua in Europa per il prossimo decennio.

Luca Cecchi, insieme a Ricardo Petrella e al Monastero per il Bene Comune di Sezano, ha lavorato con passione all’organizzazione delle APRA e ha prodotto tanta documentazione e informazione: invitiamo a leggere la sua relazione sulla terza e ultima audizione che si è tenuta a Verona lo scorso 14 ottobre 2013.

Tutto il materiale prodotto nelle 3 audizioni è disponibile sul sito della Regione Veneto.

L’auspicio di tutti è che l’esperienza delle audizioni pubbliche si possa ripetere anche nel 2014.

Riportiamo l’articolo di VeronaGreen.it sulla terza audizione:

Martedì, 12 Novembre 2013 01:05

Acqua, sulla audizione pubblica a Verona

Scritto da  

Acqua, sulla audizione pubblica a Verona

Un’esperienza nata dal basso, di ascolto di proposte, che ha permesso la discussione su un tema fondamentale come quello dell’acqua. Si tratta delle Audizioni Pubbliche Regionali APRA, il cui terzo incontro si è svolto a Verona il 14 ottobre scorso. Vi presentiamo il Report con le conclusioni scritte, pubblicato da pochi giorni.

“Si tratta dell’unica esperienza in Europa di audizione pubbliche di un organo politico (Regione Veneto) organizzate dalla società civile (l’associazione Monastero del Bene Comune)”, ha spiegato Carlo Reggiani del Comitato Acqua Bene Comune di Verona.

“Sono un primo concreto segnale di cosa voglia dire fare partecipazione attiva da parte dei cittadini. Nella speranza che la politica impari presto a confrontarsi a viso aperto e con trasparenza sui problemi che riguardano i beni comuni”, ha sottolineato Reggiani.

In collaborazione anche con l’Unione Veneta Bonifiche, si è trattato il tema dell’acqua sotto tutti i suoi aspetti e i diversi utilizzi (servizio idrico , agricoltura,energia, usi del suolo, qualità delle acque ,delle falde,ecc.) Partendo dall’analisi delle politiche europee attraverso l’analisi del ” Water Blueprint” e delle sue conseguenze sulle politiche nazionali, regionali e locali,per arrivare alle proposte che la Regione Veneto potrebbe costruire per un’ “Agenda Veneta per il governo delle acque “.

Ha aperto i lavori il vicepresidente del Consiglio Regionale Veneto Franco Bonfante che ha elogiato il percorso delle Audizioni come un’esperienza nata dal basso e di partecipazione come elemento basilare della convivenza e della democrazia.

La relazione centrale di Carlo Petrella, dal titolo “Acqua e Veneto, una Regione che cambia. Alla ricerca di nuove prospettive per il governo delle acque”, si è soffermata sulle cause del degrado delle acque in Veneto: dall’ipersfruttamento delle acque (fiumi e falde), al consumo insostenibile del territorio.

Petrella ha sottolineato la necessità di regole chiare, non precarie, nel settore dell’acqua. A differenza di quanto accaduto con il referendum del 2011 che, affermano i comitati, non è stato rispettato. “Questo è un fatto molto grave perché si è preferito sostenere la settorialità dei portatori d’interesse alla politica di programmazione, compito che una classe dirigente politica eletta ha il dovere di fare”, ha sottolineato Petrella.

Il dissesto idrogeologico del territorio è una delle principali criticità della politica dell’acqua nostrana. È necessario chiedere lo “stop alla cementificazione” – si è ribadito in questa come nelle precedenti audizioni – e alle grandi opere che sfruttano il territorio a solo beneficio dei grandi gruppi commerciali e finanziari.

“L’acqua è vita, è territorio, è agricoltura, è salute, è energia. Tutte queste dimensioni sono vissute direttamente a livello delle comunità locali. Quale politica quindi per un divenire pensato e voluto?”, ha concluso Petrella.

In allegato il Report dell’audizione, il Dossier Strategico 3 (DOS3 ) e il Dossier d’informazione e di documentazione (DID 3).
Sul sito APRA Regione Veneto si possono trovare i documenti, gli interventi e i dossier strategici delle 2 precedenti audizioni.

ICE per l’acqua diritto umano in Europa: raccolta firme

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Siamo agli ultimi giorni utili per raggiungere il milioni di firme necessarie per presentare la prima Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) a difesa dell’acqua pubblica in Europa.

Come Comitato Acqua e Beni Comuni di Verona saremo presenti con un banchetto per la raccolta firme durante varie iniziative nella nostra provincia:

Il comitato è inoltre impegnato un queste settimane per la preparazione dei documenti per l’ultima APRE regionale sull’acqua che si terrà a Verona in ottobre.

Aggiornamenti delle attività nei prossimi giorni e ai banchetti: venite a trovarci!

 

 

 

BUON SECONDO COMPLEANNO REFERENDUM

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COMUNICATO STAMPA

Il 12 e 13 Giugno 2011, dopo diciotto anni, il referendum ha di nuovo raggiunto il quorum ed è tornato ad essere lo strumento di democrazia diretta che la Costituzione garantisce. 27 milioni di cittadine e di cittadini, la maggioranza assoluta dell’elettorato, si sono espressi  a favore della fuoriuscita dell’acqua e dei servizi pubblici locali da una logica di mercato e di profitto.

In questi due anni i Comitati per l’Acqua Bene Comune di tutta Italia hanno proseguito la loro mobilitazione  con la Campagna di Obbedienza Civile, messa in campo per rivendicare il rispetto dell’esito referendario.  Attraverso un reclamo formale dei singoli utenti inviato alle Società che forniscono l’acqua abbiamo chiesto l’adeguamento tariffario a quanto stabilito dal voto. Il Comitato veronese Acqua e Beni Comuni ha raccolto e consegnato oltre 3.000 reclami.

Un’altra importante Campagna  sostenuta dai Comitati è l’ICE – Iniziativa Cittadini Europei – che, attraverso la raccolta di un milione di firme a livello europeo, chiede alla Commissione Europea di proporre una normativa che sancisca il diritto universale umano all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, come riconosciuto dalle Nazioni Unite, e promuova l’erogazione di servizi idrici e igienico-sanitari in quanto servizi pubblici fondamentali per tutti.

Oltre a queste due Campagne sono state organizzate tre manifestazioni nazionali e numerosissime mobilitazioni territoriali per il pieno rispetto dell’esito referendario sancito dalla Corte Costituzionale il 14 luglio 2011.

Ora più che mai, in una fase in cui la profonda crisi economica, ormai assunta a crisi strutturale, rischia di travolgere la partecipazione attiva alle scelte politiche da parte delle cittadine e dei cittadini,  è importante difendere l’esito del voto democratico della maggioranza assoluta del popolo italiano.

Per questo, assieme alle altre realtà italiane, il Comitato veronese Acqua e Beni Comuni, continua la sua mobilitazione per la piena attuazione del risultato referendario,  perché oggi, ancor più di ieri, si scrive acqua e si legge democrazia!

Comitato veronese ABC – Acqua e Beni Comuni –

Giornata mondiale dell’acqua: Audizioni Pubbliche Regionali sull’Acqua

Ha preso il via il ciclo delle Audizioni Pubbliche Regionali sull’acqua della Regione Veneto

Si è tenuta il 22 marzo, Giornata mondiale dell’Acqua, alla Fiera di Padova, nell’ambito della Settimana dell’Ambiente, la prima Audizione Pubblica Regionale sull’Acqua (APRA)promossa dal Consiglio Regionale del Veneto, l’Assessorato all’Ambiente della Giunta Regionale del Veneto e dall’Unione Veneta delle Bonifiche.
Si è trattato della prima delle tre audizioni dedicata al tema delle problematiche europee dell’Acqua nel contesto mondiale.
La seconda audizione avrà luogo a Belluno il 20 maggio e sarà dedicata alla problematica nazionale e regionale.
La terza, conclusiva, avrà luogo a Verona il 24 giugno, sarà centrata sulla definizione di possibili linee regionali in materia delle politiche dell’acqua per i prossimi anni, alla luce dei risultati delle due audizioni precedenti.
L’audizione tenutasi il 22 marzo ha ottenuto un forte successo di partecipazione (circa 130 partecipanti) e ha dato l’occasione ai rappresentanti di tutte le componenti della società veneta di intervenire ed esprimere le loro posizioni sui problemi e le prospettive dell’acqua alla luce del Dossier Strategico sulle problematiche europee dell’acquapresentato dal prof. Riccardo Petrella (presidente di IERPE – Istituto Europeo di Ricerca sulla Politica dell’Acqua).
         
La presidenza e l’apertura dell’audizione è stata assicurata dal Presidente del Consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato, il quale ha tenuto a sottolineare che l’iniziativa promossa dal Consiglio Regionale del Veneto, l’Assessorato all’Ambiente della Giunta Regionale del Veneto e dall’Unione Veneta delle Bonifiche costituiva un avvenimento importante e innovatore nei processi di rafforzamento dei rapporti tra le istituzioni pubblicherappresentative e i cittadini del Veneto attraverso i  rappresentanti delle principali associazioni di rappresentanza delle attività economiche, della società civile, i Comitati Veneti dell’Acqua Bene Comune.
L’insieme degli interventi ha mostrato la ricchezza delle problematiche dell’acqua e la loro interdipendenza che è stata messa in evidenza all’inizio dell’audizione dal Presidente dell’Unione veneta delle bonifiche, Giuseppe Romano, ed è stata ripresa dall’Assessore regionale all’Ambiente Maurizio Conte nel suo intervento conclusivo ha confermato la disponibilità delle Autorità regionali di accelerare il percorso istituzionale di dialogo fra tutte le rappresentanze per una più efficace gestione dei rapporti sul territorio tra acqua, agricoltura, salute, industria, commercio, sviluppo urbano e partecipazione dei cittadini.
Nella presentazione del Dossier strategico il prof. Riccardo Petrella ha sottolineato i punti forti delle proposte avanzate dalla Commissione Europea avanzate nel suo Piano di Salvaguardia delle risorse idriche europee nel novembre del 2012 (Blueprint), mettendo parimenti in luce gli elementi critici fra i quali ha menzionato la prevalenza di una visione tecno-produttivista e mercantile dell’acqua ridotta a risorsa e a bene economico.
A questo riguardo ha attirato l’attenzione sull’assenza di alcune parole chiave nel Documento programmatico della Commissione europea quali città, cittadini, bene comune, acqua bene comune, diritto umano all’acqua.
Il relatore ha concluso proponendo come spunti di riflessione quattro orientamenti da dare ad una politica europea dell’acqua e cioè:
a) una politica europea b) una politica pubblica c) una politica integrata d) – una politica partecipata.
Si può affermare in tutta obiettività che i vari interventi hanno suscitato interesse e soddisfazione presso tutti i partecipanti confermando anche la loro disponibilità a partecipare attivamente alle due prossime audizioni.

Documenti:
– Dossier Strategico sulle problematiche europee dell’acqua 
– Dossier di documentazione

Luca Cecchi 
Monastero del Bene Comune di Seziona
Comitato Acqua e Beni Comuni Verona

ACQUA: LA RIPUBBLICIZZAZIONE POSSIBILE

Il comitato Acqua Beni Comuni di Verona propone un’azione concreta per rilanciare sul nostro territorio le iniziative dell’acqua pubblica:

ACQUA: LA RIPUBBLICIZZAZIONE POSSIBILE
Un percorso concreto verso l’Azienda Speciale

Seminario di approfondimento
con
Matteo Gaddi
del Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua

SABATO 16 MARZO

ore 9.30-16.00 (con pausa pranzo)
presso il
Monastero del Bene Comune
via Mezzomonte 28-
SEZANO (VR)

Per le iscrizioni (entro giovedì 14 marzo) contattare Gloria (3332152917) o Mimmy(3402963164)

La partecipazione a questo seminario è importante per tutti coloro che si sono impegnati per la vittoria referendaria. Solo continuando a lavorare insieme potremo riuscire a far sì che, l’impegno che ognuno di noi ha messo per un positivo esito del referendum, non sia stato inutile.
Riteniamo quindi,adesso, indispensabile un lavoro concreto sul territorio che si basi anche su una corretta informazione di ciò che intendiamo realizzare. Perciò  PARTECIPIAMO AL SEMINARIO e ricordiamoci sempre che:
Si scrive ACQUA e si legge DEMOCRAZIA

VI ASPETTIAMO
Il comitato Acqua Beni Comuni di Verona

COMUNI: NON CEDETE GLI ACQUEDOTTI !

COMUNICATO STAMPA

Campagna Nazionale Obbedienza Civile

“COMUNI NON CEDETE GLI ACQUEDOTTI !”

Il commissario straordinario dell’Aato veronese Mauro Martelli ha intimato ai Sindaci di Caldiero, Illasi, Selva di Progno, Mezzane di sotto, Costermano e Brentino Belluno di cedere i loro acquedotti pubblici alle società Acque Veronesi e Azienda Gardesana Servizi (società a capitale pubblico ma di diritto privato)

Martelli afferma che le leggi (quali?) vanno rispettate.

Il Comitato veronese Acqua Bene Comune sostiene i sindaci “ ribelli” che stanno lottando contro la privatizzazione dei loro acquedotti.
Noi diciamo che gli enti locali non sono obbligati a cedere la gestione del servizio idrico. L’acqua è un bene privo di rilevanza economica per il quale non sussistono esigenze di tutela della concorrenza. I Comuni sono, quindi, liberi di scegliere come gestire il servizio idrico.

Ricordiamo che se le leggi vanno rispettate tutte, in primo luogo va rispettato, applicandolo, l’esito del referendum del 2011 che ha abrogato il profitto sull’acqua e l’obbligo di privatizzarne la gestione.

Invitiamo tutti i cittadini a sostenere la nostra lotta .

L’acqua è un diritto umano universale che può essere garantito solo con una gestione pubblica e partecipata.

Comitato Veronese Acqua e Beni Comuni

IL COMITATO CONSEGNA MILLE RECLAMI PER CHIEDERE L’APPLICAZIONE DEL REFERENDUM

COMUNICATO STAMPA

Conferenza stampa- mercoledì 28 novembre ore 11:00 davanti alla sede di Acque Veronesi
in Lungadige Galtarossa 8

IL COMITATO CONSEGNA MILLE RECLAMI PER CHIEDERE L’APPLICAZIONE DEL REFERENDUM

Quasi mille i reclami raccolti in pochi mesi dal Comitato Acqua e Beni Comuni con il quale i cittadini chiedono la restituzione della somma corrispondente alla remunerazione del
capitale investito ancora presente nelle bollette dei gestori veronesi.

Nonostante il 12 e il 13 giugno 2011 la maggioranza assoluta del popolo italiano abbia votato con il 2° quesito per l’eliminazione dei profitti sul servizio idrico, la quota di
remunerazione pari al 7% del capitale investito dai gestori è ancora una voce presente nelle fatture.

Con la pubblicazione, in data 20 luglio 2011, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 116 è stata sancita ufficialmente e formalmente l’abrogazione, con effetto dal 21 luglio
2011, della norma che consentiva ai gestori di caricare nelle bollette anche la componente della “remunerazione del capitale investito”.

Oggi, a distanza di oltre un anno tutti i gestori del servizio idrico italiano hanno ignorato l’esito referendario. In questi mesi il Comitato veronese Acqua e beni Comuni si è mobilitato
per chiedere il rispetto della volontà popolare lanciando anche a Verona la “Campagna di Obbedienza Civile”. Con questa iniziativa i cittadini chiedono ai gestori di “obbedire”
all’esito referendario eliminando dalla tariffazione la quota corrispondente alla remunerazione del capitale investito.

Mercoledì 28 novembre consegneremo ufficialmente con un accesso pittoresco alla società Acque Veronesi tutti i reclami raccolti in questi mesi e chiederemo a nome dei cittadini la restituzione della quota di profitto trattenuta illegittimamente sino ad oggi.

Comitato Acqua e Beni Comuni di Verona