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Replica alla posizione di Verona Fedele sui referendum per l’Acqua Pubblica

COMUNICATO STAMPA – 18 MAGGIO 2011 

REPLICA ALLA POSIZIONE DI VERONA FEDELE
SUI REFERENDUM PER L’ACQUA PUBBLICA


Nella rubrica “Risponde mons. Bruno Fasani” apparsa il 15 maggio 2011 sul giornale “Verona Fedele” il vicedirettore del settimanale diocesano pretende di fare chiarezza sui quesiti referendari in tema di acqua pubblica. Riteniamo che il suo intervento sia tutt’altro che chiarificatore anzi idoneo a confondere l’opinione pubblica.

Di seguito le affermazione di mons. Fasani e le relative nostre repliche.

1. “Quando si parla di privatizzazione deve essere chiaro che l’acqua non sarà mai dei privati. Resterà bene pubblico di proprietà dello stato e perciò di tutti”.

Nel 1992 alla conferenza delle Nazioni Unite di Dublino, i poteri economici e politici dei paesi del Nord hanno affermato che l’acqua doveva essere considerata un “bene economico”, quindi una merce da poter vendere e comprare. Dal 1993 la Banca Mondiale ha imposto questo modello, definendolo “gestione integrata delle risorse idriche”, definendo il criterio del recupero totale dei costi a partire dalla remunerazione del capitale investito dai privati.
Questo modello costituisce la base dell’attuale spinta alla privatizzazione della legge Ronchi.
E’ mistificatorio distinguere tra proprietà dell’acqua e gestione della stessa. L’accesso all’acqua è garantito attraverso la gestione del servizio idrico. L’acqua, infatti, giunge alle abitazioni solo attraverso la rete idrica. Privatizzarne, pertanto, la gestione equivale, di fatto, a privatizzarne l’acqua stessa.

2. “Privatizzare vuol dire affidare la distribuzione dell’acqua a ditte concorrenti tra loro, le quali hanno l’obbligo sia di assumere per concorso e soprattutto, giocandosi gli appalti in concorrenza quello di calmierare i prezzi verso il basso”.

Questa è un’affermazione ideologica. Il servizio idrico è un monopolio naturale. In un territorio passa un unico acquedotto per cui non è possibile creare un mercato dei servizi idrici, né creare la concorrenza nella gestione del servizio. Di conseguenza, la gestione è necessariamente monopolistica. La gara, serve solo a determinare chi sarà il futuro monopolista privato, che potrà dettare per i prossimi 25-30 anni tutte le condizioni di erogazione e costi del servizio rispondendo solo alla legge del profitto attraverso un chiaro aumento delle tariffe. I Comuni e lo stesso Stato saranno espropriati del controllo diretto degli acquedotti che nel corso della storia sono stati realizzati con la fiscalità generale. E nella ipotesi in cui le fonti o le falde si esauriscano, i monopolisti privati abbandoneranno la gestione lasciando le comunità locali senz’acqua come già
accaduto in India.

3. “Quanto questo sistema si presti alle inefficienze e al clientelismo Dio solo lo sa. [...]I politici ne hanno fatto delle vere e proprie riserve elettorali, attraverso assunzioni che sono di fatto voto di scambio”

Non neghiamo il problema del clientelismo presente da sempre in tutti i settori. L’assenza di una cultura pubblica di servizio al bene comune è una responsabilità dell’attuale classe politica, di destra come di sinistra.
Non esiste nessuna correlazione tra gestione pubblica e corruzione più di quanto nelle gestioni affidate ai privati. Tuttavia nel caso di una gestione non efficiente del servizio da parte di società a totale controllo pubblico, i cittadini hanno la possibilità di chiedere le dimissioni del Sindaco o del consiglio comunale. Se invece la gestione viene affidata ad una Società mista o ad un privato per i 30 anni successivi, pur attraverso gara, i singoli cittadini, non hanno nessuna possibilità di cambiare le cose.
Non è vero neppure che la gestione privata è più efficiente. L’esperienza maturata da diverse città e comuni italiani che adottano modalità di gestione diretta dei servizi pubblici locali dimostrano che le gestioni virtuose esistono. Città importanti come Milano o Verona, hanno fatto registrare “range” elevati di efficienza, efficacia, economicità, con tassi di perdita compresi tra il 10-15%, investimenti crescenti negli anni e tariffe tra le più basse in Italia.

Ufficio stampa Comitato Referendario Veronese “2 Sì per l’Acqua Bene Comune”

per maggiori informazioni contattare Silvia Caucchioli 348 0341453
silviacaucchioli@hotmail.it

 

1 comment to Replica alla posizione di Verona Fedele sui referendum per l’Acqua Pubblica

  • Mario

    ALCUNE DIOCESI LA PENSANO COSI’

    La rete interdiocesana nuovi stili di vita lancia a tutte le Diocesi italiana la seguente proposta per il tempo pasquale di questo 2011.Una campagna per il tempo di Pasqua

    Acqua: dono di Dio e bene comune

    L’acqua è uno dei grandi doni della creazione, tramite i quali Dio dona la vita a tutte le sue creature. Non a caso, gran parte delle religioni dell’umanità vedono in essa un segno della presenza del Mistero e un simbolo di purificazione e rinascita. Lo stesso tempo pasquale invita a vivere alla luce del Risorto, scoprendolo come “sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv. 4,14).
    Noi stessi, come tanti altri esseri viventi, siamo fatti in gran parte d’acqua e dipendiamo dal suo continuo ciclo. L’acqua è quindi essenziale per la vita delle persone e l’accesso ad essa costituisce un “diritto universale inalienabile” (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n.485; cf. anche Caritas in Veritate n. 27).
    “Il principio della destinazione universale dei beni si applica naturalmente anche all’acqua” (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n.484), ma la fruizione di tale diritto è preclusa a un gran numero di esseri umani, ponendo un grave problema di giustizia. Un quarto della popolazione del pianeta, infatti, non ha accesso ad una quantità minima di acqua pulita, mentre oltre 2,5 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi igienico-sanitari di base, determinando anche la diffusione di gravi malattie endemiche.
    La campagna “Acqua, dono di Dio e bene comune” è un invito ad adottare stili di vita e comportamenti che tutelino questo prezioso bene comune, garantendone la disponibilità per tutti. Proponiamo alle Chiese locali, la costruzione di percorsi pastorali, adatti al proprio territorio, che conducano i cristiani a riscoprire lo sguardo di Francesco, che chiamava l’acqua “sorella”, rinnovando così coerentemente le proprie pratiche buone

    Stili di vita amici dell’acqua

    L’acqua è un bene prezioso e la sua accessibilità è limitata; dobbiamo quindi imparare ad usarla con sobrietà e senza spreco. Tante sono le pratiche possibili: scegliere la doccia al posto del bagno, non lasciar il rubinetto aperto quando ci laviamo i denti o facciamo la barba. O ancora evitare le perdite, mettere sui rubinetti i riduttori di flusso che fanno risparmiare acqua miscelandola con l’aria.
    Occorre attenzione anche nella scelta dei prodotti che mangiamo e che indossiamo, preferendo quelli che richiedono meno acqua per la produzione. Teniamo presente, ad esempio, che la produzione di carne esige molta acqua (un chilo di carne bovina comporta in media l’uso di 5.500 litri, mentre un chilo di carne di pollo ne richiede 3.900 litri) e che ci vogliono 10.000 litri d’acqua per produrre un paio di jeans e 2 mila per una maglietta di cotone.
    È importante privilegiare l’uso dell’acqua del rubinetto, che è buona, controllata, comoda e costa poco. Il suo impatto ambientale è limitato anche perché non richiede né involucri in plastica, né trasporti inquinanti. In quelle situazioni in cui è assolutamente necessario l’uso dell’acqua minerale, andranno almeno preferite acque a chilometri zero (imbottigliate vicino a casa); si cercherà poi di acquistare confezioni grandi e/o in vetro per ridurre la produzione di rifiuti.

    Un diritto da tutelare

    La possibilità di usare l’acqua del rubinetto richiede necessariamente che ne sia garantita la qualità da parte delle diverse autorità a ciò preposte. Una puntuale vigilanza in tal senso è parte della pratica di custodia del creato cui sono chiamati i cristiani.
    “L’acqua, per la sua stessa natura, non può essere trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale” (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n.485). L’acqua è quindi un vero bene comune, che esige una gestione comunitaria, orientata alla partecipazione di tutti e non determinata dalla logica del profitto.
    10) Il diritto all’acqua deve dunque essere garantito anche sul piano normativo, mettendo in discussione quelle leggi che la riducono a bene economico. Sarà importante, quindi, partecipare attivamente al dibattito legato al referendum sulla gestione dell’acqua, che mira a salvaguardarla come bene comune e diritto universale, evitando che diventi una merce privata o privatizzabile, ma ripubblicizzandola mediante una forma di gestione pubblica e partecipata dei servizi idrici.

    Vivere l’acqua

    11) “E mi mostrò un fiume d’acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall’altra del fiume, si trova un albero di vita che da frutti dodici volte all’anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni”. (Ap. 22, 1-2). Pasqua è tempo di vita nuova, nel quale siamo invitati a partecipare nello Spirito alla vita della nuova creazione. Contempliamo l’acqua – nella preghiera personale e comunitaria, come nelle pratiche – come un segno di quell’amore vivificante che Dio offre ad ognuno di noi e alla famiglia umana.

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