Sabato 6 marzo si è svolta a Roma l’”assemblea degli enti locali per l’acqua bene comune e la gestione pubblica del servizio idrico”, alla quale ha partecipato anche una delegazione di amministratori veronesi: il sindaco di Povegliano Anna Maria Bigon, con le due consigliere delegate all’ambiente e alla scuola, il sindaco di Selva di Progno Aldo Gugole (e vicepresidente del Covise), e la consigliera delegata all’ambiente di Dolce’ Lavinia Laiti.
Ecco com’è andata.
Acqua: 150 Enti Locali per la Gestione Pubblica in assemblea a Roma
di Alessandro Bongarzone
“Il governo “chiude” i rubinetti e i sindaci, riuniti in assemblea, partono con la campagna per la riconquista dell’acqua al “pubblico”: contro l’estremismo (ideologico) privatizzante bipartisan, Manifestazione nazionale il 20 marzo.
ROMA – Uno dopo l’altro i sindaci, uomini e donne, vanno al microfono e raccontano la loro storia sull’acqua. Siamo a Roma, nel palazzo della Provincia, nella sala dedicata a don Luigi Di Liegro dove si è svolta – sabato scorso – l’assemblea nazionale degli oltre 150 enti locali che hanno aderito al Coordinamento “Enti Locali per l’Acqua Bene Comune e la Gestione Pubblica del Servizio Idrico” e che, proprio in questa assise, hanno deciso di costituirsi in Associazione con lo scopo di rendere più efficace la loro azione in difesa dell’acqua pubblica.
I sindaci, arrivati da tutta Italia e da entrambe gli schieramenti politici, hanno deciso di ritrovarsi tra loro per gettare le basi dell’associazione che dovrà servire – nei loro intendimenti – per raccogliere una grande forza in grado di promuovere e vincere un referendum che sventi la privatizzazione dell’acqua che il governo porta avanti – mai come in questo caso – a nome e per conto del comitato d’affari della borghesia o dei poteri finanziari che l’hanno conquistata.
L’ultima “bravata”.
È avvenuta lo scorso venerdì quando, alla Camera, nella ratifica del cosiddetto “decreto Ronchi” sugli enti locali, il governo ha infilato nel testo un emendamento che elimina tout court gli ATO (ambiti territoriali ottimali) dell’acqua istituiti con la Legge Galli (5 gennaio ’94 n.36).
Sull’esito dell’emendamento al decreto, che si concluderà al Senato, almeno Corrado Oddi, rappresentante del Forum dei movimenti, non ha dubbi “un voto di fiducia, se serve, non si nega a nessuno” dice, mentre porta a conoscenza dell’assemblea dei sindaci, l’ultima bravata del governo. “La fine degli ATO – spiega – porterà a un’ulteriore esclusione dei sindaci, che vi rappresentano la popolazione, il contropotere popolare, dai luoghi di decisione”. E, in effetti, a ben leggere l’emendamento approvato – che ha cancellato anche gli organi territoriali deputati al controllo dell’operato dei vari gestori dei servizi – con l’attribuzione delle competenze alle Regioni, a cui è affidato il compito di designare nuove autorità, appare evidente l’ulteriore passo avanti verso
la privatizzazione dell’acqua e la sua definitiva mercificazione.
Altro che “approccio ideologico” dei movimenti, Oddi spiega all’assemblea come con i chiari di luna che le Regioni si trovano a gestire in termini di economie e debiti, non dovrebbe essere troppo difficile per le multinazionali convincere la politica che – per reggere ai patti di stabilità – liberarsi dell’acqua non è, poi, un sacrificio così grande. Diventerà ovvio, anzi gradito, a quel punto, vendere al migliore offerente: le generose multinazionali dell’acqua, le società multifunzione emerse dalle fusioni tra le antiche municipalizzate (ACEA, HERA, ecc.) la rete di distribuzione idrica.
La posizione dei sindaci
Negli interventi che seguono alla relazione di Danilo Bianchi, sindaco di Anghiari, tutti i sindaci spingono sulla gestione democratica dell’acqua, sul fatto che l’acqua è di tutti, che occorre conoscerla e non sprecarla, non sporcarla. Tutti evidenziano come la sensibilizzazione al problema abbia portato la società civile ad organizzarsi.
Per Anna Maria Bigon, sindaca di Povegliano Veronese, il tema dell’acqua si lega ai problemi pratici. “Il patto di stabilità cui siamo sottoposti – dice – essendo in settemila cittadini, visto che il limite è di cinquemila, ci impedisce di dare aule ai piccoli e sarà difficile resistere, non cedere l’acqua e rinunciare al resto, pur così importante” anche se, alla fine, conclude dicendo che “l’acqua è vita e la vita è uguale per tutti”.
Le Conclusioni
Le decisioni assunte dai sindaci dell’acqua – non si parla di conclusioni in questa giornata che è servita a conoscersi, (ri)trovarsi e verificare di pensarla allo stesso modo e di agire, forse, in modi differenti ciascuno secondo esperienze e pratiche della sua gente e del suo paese – vengono evidenziate da Bengasi Battisti, sindaco di Corchiano che, verso la fine del dibattito, fa il punto.
“Il 20 marzo – dice – giornata mondiale dell’acqua, si svolgerà la manifestazione nazionale di Roma. Essa – aggiunge – servirà anche a lanciare la raccolta di firme per il referendum abrogativo delle norme che impongono la privatizzazione dell’acqua. Dovremo inoltre definire l’associazione che legherà i comuni, il forum dell’acqua, tutti insomma. E fondarla, ché viva, dal notaio”.
Il 20 marzo in piazza
Intanto, la manifestazione nazionale per l’acqua pubblica indetta per sabato 20 marzo a Roma, alla vigilia della Giornata mondiale per l’acqua (che è il 22 marzo), si annuncia molto partecipata.
A scendere in piazza saranno comitati, associazioni e movimenti che, in ogni parte d’Italia, si sono mobilitati in questi anni per la difesa del bene comune acqua ed è certo che l’adesione delle 150 amministrazioni comunali svilupperà ancora di più tale partecipazione.
La manifestazione, infine, servirà anche a far partire la raccolta delle firme per il referendum abrogativo delle norme che hanno privatizzato l’acqua. Obiettivo: seicentomila firme entro luglio perché, per dirla con Alex Zanotelli, autore dell’appello sul sito del Forum “solo un grande movimento popolare trasversale potrà regalarci una grande vittoria per il bene comune. Sull’acqua ci giochiamo tutto, anche la nostra democrazia. Dobbiamo e possiamo vincere. Ce l’ha fatta Parigi – conclude Zanotelli – (la patria delle grandi multinazionali dell’acqua, Veolia, Ondeo, Saur che stanno mettendo le mani sull’acqua italiana, ce la possiamo fare anche noi”.”