
Un bell’articolo di Stefano Rodotà sui beni comuni.
La Repubblica, 10 agosto 2010
Se il mondo perde il senso del bene comune
Stefano Rodotà
Pochi giorni fa l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che riconosce l’accesso all’acqua come diritto fondamentale di ogni persona. L’anno scorso il Parlamento europeo ha parlato di un diritto fondamentale di accesso ad Internet.
Apparentemente lontane, queste due importanti prese di posizione di grandi istituzioni internazionali si muovono sullo stesso terreno, quello dei beni comuni, attribuiscono il rango di diritti fondamentali all’accesso di tutti a beni essenziali per la sopravvivenza (l’acqua) e per garantire eguaglianza e libero sviluppo della personalità (la conoscenza).
Nell’ottobre del 1847, quattro mesi prima della pubblicazione del Manifesto dei comunisti, Alexis de Tocqueville gettava uno sguardo presago sul futuro, e scriveva: «Ben presto la lotta politica si svolgerà tra coloro che possiedono e coloro che non possiedono: il grande campo di battaglia sarà la proprietà». Quella lotta è continuata ininterrotta e il campo di battaglia, che per Tocqueville era sostanzialmente quello della proprietà terriera, si è progressivamente dilatato. Oggi sono appunto i beni comuni – dall’acqua all’aria, alla conoscenza, ai patrimoni culturali e ambientali – al centro di un conflitto davvero planetario, di cui ci parlano le cronache, confermandone la natura direttamente politica, e che non si lascia racchiudere nello schema tradizionale del rapporto tra proprietà pubblica e proprietà privata.
Tra India e Pakistan è in corso una guerra dell’acqua; in Italia la questione dell’acqua è divenuta ineludibile dopo che un milione e quattrocentomila persone hanno firmato la richiesta di un referendum; il parlamento islandese ha deciso che Internet debba essere il luogo di una libertà totale, uno sterminato spazio comune dove sia legittimo rendere pubblici anche documenti coperti dal segreto. Il tema dei beni comuni segna davvero il nostro tempo, e non può essere affrontato senza una riflessione culturale e politica.
Un misero esempio italiano di questi giorni ci mostra l’inadeguatezza degli schemi tradizionali e i rischi che si corrono. Da poco dichiarate dall’Unesco patrimonio dell’umanità, le Dolomiti sono oggetto di una mortificante contabilità, che sarebbe ridicola se dietro di essa non si scorgesse lo sciagurato “federalismo demaniale” che, trasferendo agli enti locali beni importantissimi, mette questi beni nella condizione di poter essere più agevolmente destinati a usi mercantili o privatizzati o comunque destinati “a far quadrare i conti”. E proprio questa eventualità mostra la debolezza dell’argomento, usato per l’acqua, secondo il quale basta che un bene rimanga in mano a un soggetto pubblico perché venga salvaguardato. Non è questione di etichette. È la natura del bene a dover essere presa in considerazione, la sua attitudine a soddisfare bisogni collettivi e a rendere possibile l’attuazione di diritti fondamentali.
I beni comuni sono “a titolarità diffusa”, appartengono a tutti e a nessuno, nel senso che tutti devono poter accedere ad essi e nessuno può vantare pretese esclusive. Devono essere amministrati muovendo dal principio di solidarietà.
Incorporano la dimensione del futuro, e quindi devono essere governati anche nell’interesse delle generazioni che verranno.
In questo senso sono davvero “patrimonio dell’umanità”.
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Continuano gli appuntamenti con la Facoltà dell’Acqua promossi dall’Università del Bene Comune in
collaborazione con Associazione Monastero del Bene Comune e Comunità Stimmatini di Sezano.
Sabato 22 maggio
Sala conferenze – Monastero di Sezano – Via Mezzomonte, 28 – VERONA
L’Acqua in Italia: per un governo pubblico e partecipato
Ore 9.30 ⁄ 12.30 Rassegna di campagne, percorsi, buone pratiche.
Ore [...]
La rivista mensile “Altreconomia” torna di nuovo a parlare di acqua con un’intervista di Luca Martinelli a Stefano Rodotà.
“Il referendum sul’acqua rimette al centro dell’attenzione grandi questioni che riguardano il nostro futuro” spiega Stefano Rodotà, già Garante per la privacy
Stefano Rodotà, giurista e già presidente dell’Autorità garante per la privacy, ha partecipato alla stesura dei tre quesiti referendari per l’acqua pubblica.
Un impegno personale, e un sostegno, che spiega con semplicità: “L’accesso all’acqua, come alla conoscenza, sono beni cui fa riferimento la collettività, sono fatti di vita quotidiana delle persone, che richiedono una nuova idea di proprietà -spiega-. Non è pubblico né privato ciò di cui stiamo parlando”.
Il fine settimana del 24 e 25 aprile è iniziata la raccolta delle 500mila firme necessarie per presentare i 3 quesiti, il cui obiettivo è stoppare gli effetti del decreto “Ronchi”, che impone di affidare a soggetti privati la gestione del servizio idrico integrato. Il 21 luglio le firme dovranno essere consegnate alla Corte di Cassazione (info su www.acquabenecomune.org).
Lei ha definito il referendum sull’acqua un uso intelligente di questo strumento costituzionale, contrapponendolo all’idea di referendum-ripicca.
“Ho dato questa definizione per una ragione: penso che sia necessario rimettere al centro dell’attenzione le grandi questioni che riguardano il nostro presente e il nostro futuro. Viviamo una stanchezza referendaria, legata a un uso eccessivo, all’inflazione del referendum, e al fatto che molti hanno avuto come oggetto temi, ad esempio le leggi elettorali, che progressivamente hanno allontanato i cittadini dall’istituto.
Il referendum, però, offre diverse possibilità: ‘obbligando’ alla raccolta delle firme necessarie per presentare i quesiti, impone una discussione pubblica, capace di mettere al centro dell’agenda politica un tema importante. Il semplice annuncio del referendum sull’acqua, ad esempio, ha determinato una reazione da parte di alcuni parlamentari (i senatori del Partito democratico Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, ndr), che hanno detto che la sede propria per affrontare la questione è il Parlamento. Fino a un attimo prima quelle stesse persone non erano impegnate sul tema. ‘L’annuncio’ ha determinato un’attenzione sul tema, anche se il tema era già lì.
Questo è un uso intelligente del referendum, che serve a modificare l’agenda politica, inserendovi temi che sono capitali per il presente e il futuro del Paese. In questo, l’acqua è paradigmatica: se si riesce a chiarire la portata dei tre quesiti ai cittadini, questi probabilmente solleciteranno un’attenzione da parte della politica”.
Continue reading Né pubblica né privata
Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano e una delle figure italiane più note nella battaglia contro la privatizzazione dell’acqua, sarà venerdì 9 aprile alle ore 20.30 nel Duomo di Villafranca di Verona.
Un appuntamento assolutamente da non perdere per chi vuole comprendere i meccanismi e i rischi che stanno dietro alla “privatizzazione” dell’acqua e [...]
Una bella foto del nostro mare/fiume durante il corteo della Manifestazione Nazionale di Roma del 20 marzo. (Fotogramma – dal sito del Corriere della Sera)
Davvero una bellissima manifestazione quella di sabato 20 marzo per la ripublicizzazione dell’acqua che ha portato tantissime persone da tutta Italia a riempire le piazze e strade di [...]
Appello alla partecipazione alla Manifestazione Nazionale
“PER LA RIPUBBLICIZZAZIONE DELL’ACQUA, LA TUTELA DI BENI COMUNI, BIODIVERSITA’ E CLIMA, PER LA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA”
Sabato 20 marzo
ROMA – Piazza della Repubblica, ore 14.00
Sabato 20 marzo un grande manifestazione nazionale promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua insieme a moltissime forze sociali, culturali [...]
Il 4 marzo si aprirà il nuovo anno della Facoltà dell’Acqua, presso il Monastero di Sezano, con un incontro aperto a tutta la cittadinanza sul tema “Acqua e democrazia partecipativa. Come promuovere un governo dell’acqua bene comune: contrastando la mercificazione dell’acqua e i processi di privatizzazione”.
Le attività [...]
Pubblichiamo il nuovo accorato appello di Padre Alex Zanotelli che invita ciscuno di noi a mobilitarsi per la difesa dell’acqua e più in genarale di tutti i beni comuni . La battaglia non sarà certo facile ma vale la pena combatterla, insieme e uniti ce la possiamo fare!!
Appello di Padre Alex Zanotelli
Acqua : Hasta [...]
Sabato 20 marzo un grande manifestazione nazionale attraverserà le strade e le piazze di Roma per ribadire ancora una volta il NO alla privatizzazione dell’acqua e per riaffermare che l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale.
Ma questa volta in piazza non ci sarà solo il popolo dell’acqua ma anche tutte quelle persone che in questi anni si sono battute e mobilitate per la difesa dei beni comuni e per la costruzione di una rinnovata democrazia e di un nuovo assetto sociale ed economico.
Anche noi come comitato “Acqua Bene Comune” di Verona saremo in piazza quel giorno, insieme speriamo anche a tante altre persone e gruppi veronesi che come noi lottano e si battono quotidianamente per una società più giusta, democratica e solidale.
Per informazioni e per chi volesse unirsi a noi è pregato di scriverci a: acquabenecomune.vr@virgilio.it

20 Marzo 2010 – Manifestazione nazionale a Roma
Appello per la manifestazione
Per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la tutela di beni comuni, biodiversità e clima, per la democrazia partecipativa
Insieme, donne e uomini appartenenti a comitati territoriali e associazioni, forze culturali e religiose, sindacali e politiche, abbiamo contrastato i processi di privatizzazione dell’acqua portati avanti in questi anni dalle politiche governative e in tutti i territori.
Insieme abbiamo costituito il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e raccolto più di 400.000 firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua.
Mentre la nostra proposta di legge d’iniziativa popolare giace nei cassetti delle commissioni parlamentari, l’attuale Governo ha impresso un’ulteriore pesante accelerazione, approvando, nonostante l’indignazione generale, leggi che consegnano l’acqua ai privati e alle multinazionali (art. 23bis, integrato dall’ art. 15-decreto Ronchi).
Non abbiamo alcuna intenzione di permetterglielo. Continue reading 20 marzo 2010 Manifestazione Nazionale a Roma
Diamo spazio al bell’articolo di Margherita Ciervo pubblicato su luogoespazio.info che ben riassume, dando anche una chiave di lettura, il percorso e processo di forte mobilitazione sociale e culturale che in questi anni il popolo dell’acqua ha saputo esprimere e portare avanti nel nostro paese.
In Italia la privatizzazione dei servizi idrici passa attraverso la mistificazione giuridica ed economica, “forzando” i meccanismi democratici (con la richiesta della fiducia sulla conversione del D.L. 135/09 in assenza, peraltro, del requisito dell’urgenza), ignorando la proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dei servizi idrici (sottoscritta da oltre 406.000 cittadini, a fronte di 50.000 firme necessarie) e espropriando gli enti locali dei loro compiti e funzioni (vedi “Acqua. La mistificazione al potere”).
Se l’esercizio della sovranità popolare viene “svuotato” di senso e di sostanza, la popolazione diventa una “posta” nelle mani di chi esercita il potere (Raffestin, 1981) e di chi costruisce la rappresentazione dominante (Dematteis, 1991) e diffonde la “narrazione” (Petrella, 2005) dell’individualismo, della competizione e della mercificazione. Una rappresentazione che “naturalizza” la prevalenza del profitto sui diritti umani, fino a considerare e a presentare come “normale” l’inibizione dell’erogazione dell’acqua per morosità (ultimo caso noto a Zingonia, nel bergamasco: clicca QUI per un esempio di un articolo in proposito) e argomentazioni come quella dell’amministratore delegato di Acqualatina SpA, Silvano Morandi il quale sostiene che «se il cittadino non vuole avere il servizio idrico da parte di Acqualatina non deve far altro che dare disdetta e approvvigionarsi in modo differente con un pozzo e con una fossa imhoff»! (intervista al TG3, come ripresa dal Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua; clicca QUI) Continue reading Acqua. La riappropriazione sociale
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