Oggi, 22 marzo, si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua che quest’anno ha come tema “Acqua per le città: rispondere alla sfide della crescita urbana”. Per riflettere insieme in questo giorno su quanto sta accadendo nel mondo e in Italia vogliamo proporvi l’articolo pubblicato oggi da “L’Osservatore Romano”, quotidiano della Santa Sede, dal titolo “Una ricchezza da sottrarre alle leggi del mercato”. L’articolo offre diversi spunti di riflessione e un preciso riferimento anche al nostro referendum.
Una ricchezza da sottrarre alle leggi del mercato
La Giornata Mondiale dell’Acqua
di Gaetano Vallini
«Facile come bere un bicchiere d’acqua» si dice a volte. Ma questo detto popolare non dev’essere familiare ai quasi novecento milioni di uomini, donne e bambini che nel mondo non hanno acqua potabile, e agli oltre due miliardi e mezzo di persone — circa la metà della popolazione dei Paesi in via di sviluppo — che vivono in condizioni igienico-sanitarie insufficienti a causa della carenza di risorse idriche. Eppure mancano appena quattro anni al 2015, data che negli Obiettivi di sviluppo del millennio la comunità internazionale si era prefissata per ridurre il numero di persone senza accesso sostenibile all’acqua, e alla sanità di base. Così ogni anno un milione e mezzo di bambini sotto i cinque anni muoiono per malattie legate alla carenza di risorse idriche. Inoltre, stando alle previsioni, dal cinque al venticinque per cento degli usi globali di acqua dolce probabilmente supererà nel lungo termine le forniture disponibili e entro il 2015 circa la metà della popolazione mondiale sarà chiamata ad affrontare una crisi legata alla mancanza d’acqua.
La Giornata mondiale dell’acqua che si celebra il 22 marzo dal 1992 è l’occasione per fare il punto sulla situazione, anche in forza della risoluzione approvata lo scorso luglio dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite la quale ha sancito che l’accesso all’acqua è un diritto umano fondamentale. Più precisamente il testo «dichiara che l’accesso a un’acqua potabile pulita e di qualità, e a installazioni sanitarie di base, è un diritto dell’uomo, indispensabile per il godimento pieno del diritto alla vita».
La comunità internazionale ha in sostanza riconosciuto, dopo più di 15 anni di dibattiti, ciò che era naturalmente evidente. Ma si sa, nelle faccende politiche ed economiche la sola evidenza non ha valore. Come è altrettanto noto che il riconoscimento di un diritto serve a tutelare i più deboli, perché i forti si tutelano da soli. E così, anche se la risoluzione non ha carattere vincolante, l’inserimento di questo nuovo punto nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo è sicuramente un passo importante per affrontare una questione sempre più drammaticamente urgente tra aumento dell’uso, sprechi, cambiamenti climatici, disparità nella distribuzione e nell’accesso.
Il problema riguarderà in particolare i grandi centri abitati, e non a caso quest’anno il tema scelto per la giornata è «Acqua per le città: rispondere alle sfide della crescita urbana». Oggi un abitante su due vive in un contesto urbano e le città crescono a ritmi vertiginosi. Il 93 per cento dei processi di urbanizzazione avviene nei Paesi in via di sviluppo. La crescita urbana mondiale è rappresentata per lo più dall’espansione di quartieri poveri che procede a velocità straordinaria: si ritiene che entro il 2020 la loro popolazione aumenterà con una media di 27 milioni di persone all’anno a livello mondiale.
Fermo restando che bisogna porre un freno all’uso irresponsabile delle risorse, il punto cruciale è quello della gestione. In tale senso, il secondo Forum mondiale dell’acqua, ha sollecitato «un profondo cambiamento se si vuole raggiungere un consumo sostenibile nel prossimo futuro». E allo stesso tempo, si aggiunge, «è essenziale dare potere (e responsabilità) alla gente a livello locale per gestire le risorse idriche» e quindi «una “democratizzazione” della gestione dell’acqua».
Negli ultimi decenni, visto il tasso di crescita della popolazione, il servizio idrico ha incontrato difficoltà per la cronica mancanza di investimenti e interventi di manutenzione degli impianti. Ciò ha fatto sì che un numero sempre crescente di Paesi abbia affidato la gestione del servizio a società private. Il risultato è che il finanziamento degli investimenti decisi contrattualmente fra governi e gestori ha portato generalmente consistenti aumenti delle tariffe. Aumenti che hanno determinato in diversi Paesi poveri una forte conflittualità fra Stato, aziende private e società civile, a dimostrazione di come nessun diritto fondamentale riesca ad affermarsi senza conflitto sociale. Non solo. Gli esperti delle Nazioni Unite continuano a ritenere che, se le cose non cambieranno, con il passare del tempo sempre più conflitti verranno combattuti per l’acqua. E saranno guerre tra poveri, come la storia insegna.
Si è da poco conclusa a Cancun in Messico la 16° Conferenza ONU sul Clima.
Era questo un appuntamento da molti atteso dopo il deludente accordo raggiunto a Copenaghen nel dicembre dello scorso anno. Sebbene per qualcuno qualche piccolo e timido segnale di cambiamento ci sia stato, anche stavolta i giudizi sui [...]
Sabato 4 dicembre tutti a Venezia
per l’acqua, per i beni comuni, per la democrazia
Dopo la sorprendente campagna referendaria per l’acqua pubblica che ci ha visti raccogliere ben 1 milione e 400 mila firme in tutta Italia (125.000 quelle raccolte in Veneto e 26.500 quelle a Verona), il popolo [...]
Diamo spazio nel nostro blog all’edizione speciale del Bollettino Settimanale dei Cantieri Sociali dell’estnord interamente dedicato alle alluvioni che hanno colpito duramente in questi giorni la città di Vicenza e la sua Provincia ma anche alcuni paesi dell’est veronese e del padovano.
E’ un’inchiesta giornalistica e di approfondimento che merita di essere letta perché spiega le ragioni e cause di questo ennesimo disastro.
Cementificazione e consumo dei suoli, cambiamenti climatici, incuria e abbandono del territorio sono alcune delle cause che hanno messo in ginocchio il cuore della nostra Regione.
Serve una svolta, un cambiamento urgente, “…un’onda di ragionevolezza” come titola e scrive Gianni Belloni nel suo pezzo, così certo – pena altri morti, distruzioni e danni agli ecosistemi – non si può più andare avanti.
Alcuni strumenti e soluzioni sono già state indicati, serve ora – a tutti i livelli – la volontà politica di concretizzarli e realizzarli insieme in azioni e in una programmazione/pianificazione coordinata che vada al di là della semplice (e spesso sterile) risposta all’emergenza.
Noi da parte nostra, come Comitati che hanno a cuore l’acqua e il territorio nel suo insieme, una piccola parte l’abbiamo fatta presentando l’inverno scorso alcune osservazioni al Piano di Gestione dei bacini idrografici delle Alpi Orientali.
In questo senso siamo d’accordo con quanto scrive Francesco Vallerani nel suo pezzo, ovvero:
“..Oggi l’idrografia veneta, ma una situazione simile la si riscontra in gran parte della macro regione padana, scorre su territori sempre più impermeabilizzati dal cemento diffuso, con la conseguente riduzione della complessità sistemica, geomorfologica, idraulica, naturalistica. I piccoli e grandi fiumi sono stati ridotti a canali. I tempi di corrivazione, cioè lo scorrere dell’acqua dai vari punti del bacino verso le reti di raccolta, sono stati abbreviati. In tal modo si è ridotta la capacità di ritenzione e di assorbimento dei suoli. La sicurezza idraulica rischia di essere vanificata dal frenetico consumo di suolo, dalle logiche egoistiche della rendita fondiaria. Basterebbe adeguarsi alla direttiva quadro sulle acque, la n. 60 del 2000 della Comunità Europea, che punta al risanamento, protezione e ripristino degli ambienti acquatici: in tal senso il buon stato ecologico dei fiumi, con la restituzione degli ambiti golenali e mantenendo le fasce di rispetto, potrebbe essere il primo passo verso una meno drammatica coesistenza con gli eventi meteorici più intensi, garantendo inoltre una più generale qualità ambientale di cui la caotica città diffusa veneta ha sempre più bisogno.”
Ci aguriamo veramente che il disastro di oggi serva da monito a tutti i nostri amministratori e alle forze politiche perchè ripensino e rimettano in discussione il modello “di sviluppo e crescita” prospettato anche nell’ultimo Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC) del Veneto che prevede nuove strade, nuove infrastrutture ed urbanizzazioni (in poche parole altro cemento!!). Una di queste sorgerà proprio nella nostra Provincia e porta il nome di “Autodromo del Veneto”(o Motorcity) , un progetto di ben 458 ettari in cui sono previste nuove opere per milioni di mq con pesanti riperrcussioni e impatti anche sugli stessi corpi idrici e sulle falde (come è ben evidenziato anche nelle osservazioni presentate da Legambiente Veneto).
Per visualizzare le osservazioni al Piano di Gestione dei bacini idrografici delle Alpi Orientali del Comitato Veronese Acqua Bene Comune cliccaQUI
Per visualizzare le osservazioni al Piano di Gestione dei bacini idrografici delle Alpi Orientali del Comitato Bellunese Acqua Bene Comune clicca QUI
Per chiunque voglia dare una mano il Presidio Permanente No Dal Molin ha attivato un numero di telefono (3349000595) e un indirizzo email (alluvione@nodalmolin)
di Gianni Belloni La cosa migliore sarebbe che non tornasse tutto come prima. E’ compito nostro dare un significato e un senso a quello che accade – migliaia di sfollati, città e paesi allagati, proprietà distrutte -, e questa volta sarebbe bene che considerassimo le esondazioni di questi giorni come l’irruzione definitiva della realtà in un mondo, e in un modo di vivere, il nostro, insensato e irresponsabile e che il defluire delle acque non porti via con sé la coscienza del nostro limite e l’urgenza di un cambiamento. Dubitiamo che accada, ma sarebbe necessario. [continua]
A fare acqua è la città diffusa
di Francesco Vallerani Pochi giorni fa, eventi meteorici di non memorabile intensità, associati a vigorose correnti di scirocco che trattenevano un più rapido deflusso in Adriatico dei fiumi veneti, veri e propri collettori per il drenaggio della pianura, a cui bisogna aggiungere la repentina fusione di un discreto manto nevoso accumulatosi in precedenza, hanno causato gravi episodi alluvionali in buona parte dell’entroterra di Venezia. Al di là dei vistosi disagi, all’indomani dell’evento calamitoso non mancherà una accurata contabilità dei danni, nonché la consueta strategia retorica circa l’inefficienza del sistema drenante… [continua]
Il presidio No Dal Molin: mobilitiamoci!
Il Presidio Permanente NoDalMolin è mobilitato da questa mattina per aiutare e sostenere i cittadini colpiti dall’alluvione e collaborare nella pulizia dei locali invasi dall’acqua. «Oggi – è scritto nell’appello con cui il Presidio invita i vicentini a mobilitarsi – è il tempo di dare una mano, aiutando coloro che si sono trovati l’acqua in casa e nei propri garage». Per questo il Presidio raccoglie le disponibilità dei volontari e organizza squadre d’intervento: «lo faremo – si legge nell’appello – con strumenti semplici: gli stivali, le scope e i badili, per liberare case e scantinati da acqua e fango. Quel che possiamo mettere in gioco, in questa situazione, sono le nostre braccia e la nostra volontà di essere ancora mobilitati per il nostro territorio». «Ci sarà da tirar le somme di quanto è avvenuto in questi giorni – ricordano i NoDalMolin – verificando le responsabilità e i fattori che hanno portato all’alluvione. Ma, ora, è il tempo della solidarietà: anche questo significa essere una comunità in lotta».
Per dare la propria disponibilità il Presidio Permanente ha attivato un numero di telefono (3349000595) e un indirizzo email (alluvione@nodalmolin.Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo it)
Diamo spazio nel nostro blog all’intervento di Padre Alex Zanotelli fatto il 19 luglio durante la consegna alla Corte di Cassazione del milione e 400 mila firme raccolte e a una sua bell’intervista rilasciata qualche giorno dopo ad Antonella Loi.
Acqua pubblica, Padre Zanotelli: “Altro che morta, la cittadinanza attiva è viva e vegeta”
di Antonella Loi
“Qualcosa di notevolissimo, quello per l’acqua pubblica è il più gettonato tra i referendum della storia della Repubblica italiana”. E, dato ancora più rilevante, il milione e 400mila firme sono state ottenute “senza l’ombrello dei partiti politici: è la prima volta che succede”. Padre Alex Zanotelli, cuore pulsante della campagna referendaria “Acqua bene comune“, stenta a credere a quanto successo: un risultato del genere neanche nelle più rosee previsioni. “Eravamo senza soldi ci siamo autofinanziati e, cosa importante, i cittadini si sono mossi, hanno raccolto firme e questo è un segno davvero bello”. “Ma non sufficiente”, ci spiega padre Alex dalla sua canonica di Scampia, quartiere popolare di Napoli, dove l’abbiamo raggiunto. “Quella sembrava morta, la cittadinanza attiva invece – dice – è tutt’altro che morta”.
Non solo bisogno fisico dunque, ma anche voglia di partecipazione?
“Decisamente, tanta voglia di partecipare. La gioia di vedere gente che raccoglieva firme o che veniva per firmare, lunghe file, tutto inaspettato, è immensa. L’acqua è servita. Il bene comune più importante che abbiamo è servito a riunire le forze che ci sono alla base, la gente ha dimostrato di essere di nuovo viva. Ma questo è solo l’inizio: da qui bisogna ripartire”.
La parola ora passa alla Cassazione, la strada è ancora lunga.
“Adesso c’è il passaggio alla Corte di Cassazione. Bisogna capire quali saranno le domande e ricordiamo che la corte è generalmente abbastanza conservatrice, più pro liberalizzazione. Non sappiamo ancora se l’altro referendum sull’acqua, quello avanzato dall’Italia dei valori, riuscirà ad arrivare fino in fondo. Quindi bisogna aspettare e vedere che succede. Chiaramente così tante firme peseranno sul giudizio dei giudici. Una volta dichiarato ammissibile, bisognerà però portare alle urne 25 miloioni di persone, non è uno scherzo”.
Negli ultimi decenni la strada del referendum in Italia non è stata semplice.
“Esatto, vent’anni che non ne passa uno. Per questo bisogna impegnarsi molto, andare avanti, fare incontri, coinvolgere la gente, promuovendo questa grossa sfida. E’ una sfida epocale. Perché il referendum chiede una cosa quasi impossibile, nel senso che mai come oggi il mercato ha tradito e mai come oggi l’unica legge che il mercato accetta è la legge del profitto. Noi stiamo chiedendo di togliere l’acqua dal mercato e di togliere il profitto dall’acqua. E’ epocale in un momento di stravittoria del mercato”.
Una vittoria varrebbe una rivoluzione.
“Se arriviamo alla vittoria mettiamo in crisi tutto l’assetto politico italiano che non ha capito assolutamente nulla di quello che la gente vuole. Ecco la grande sfida per la politica di destra e sinistra. Da qui dobbiamo andare avanti, passo passo, a recuperare tutti i beni comuni che ci hanno espropriato. Questo impegno sull’acqua è essenzialmente un impegno per la democrazia”.
Continuano gli appuntamenti con la Facoltà dell’Acqua il 3 e 10 luglio presso il Monastero di Sezano – Comunità Stimmatini (Via Mezzomonte, 28 – Verona).
Sabato 3 ore 9,30 -17 | Esperienze di pedagogia dell’Acqua
INSEGNARE IL DIRITTO ALL’ACQUA
con dr. Rosario Lembo (dir. Facoltà dell’Acqua), dr.ssa Cristina Sossan
e prof. Aluisi Tosolini (Univ. Cattolica di Piacenza), prof. [...]
Dal 19 al 22 aprile 2010 si è tenuta Cochabamba in Bolivia la Conferenza Mondiale dei Popoli per la Giustizia Climatica ed i Diritti della Madre Terra. L’incontro, convocato dal Governo di Evo Morales ha visto la partecipazione di movimenti, scienziati, accademici, giuristi e governi impegnati a difendere i beni comuni ed a promuovere la giustizia sociale ed ambientale.
Pubblichiamo di seguito il documento conclusivo dei lavori della conferenza condiviso da tutte le reti e movimenti internazionali.
Leggi qui anche l’appello italiano a sostegno della Conferenza.
È di questi giorni anche la notizia che il governo boliviano ha presentato presso le Nazioni Unite una proposta di risoluzione per il riconoscimento del diritto umano all’acqua e ai servizi igienico-sanitari di base.
E’ certamente un proposta importante che va nella direzione da tempo auspicata dai molti movimenti sociali e organizzazioni internazionali impegnate da anni nella lotta alla fame e alla sete, nella difesa dei diritti umani, della giustizia sociale e dei beni comuni che merita ora tutto il sostegno possibile.
Per approfondimenti clicca qui.
Dichiarazione di Cochabamba su Acqua e Clima
Siamo movimenti e organizzazioni sociali che sostengono e appoggiano il movimento globale per l’acqua come bene comune e come diritto umano universale. Molti fra noi sono convenuti a Cochabamba, altri stanno contribuendo dai loro rispettivi paesi: tutti insieme vogliamo festeggiare il decimo anniversario della vittoria della “Guerra dell’acqua” e vogliamo esprimere la nostra vicinanza e solidarietà ai movimenti boliviani, che per primi sono riusciti a cacciare dal paese la multinazionale che aveva privatizzato l’acqua, divenendo i pionieri della rimunicipalizzazione del servizio idrico a livello locale.
I nostri movimenti e le nostre organizzazioni fanno appello ai Governi che prendono parte alla “Conferenza dei popoli sul cambiamento climatico e sui diritti della Madre Terra” per chiedere di intraprendere chiare e concrete azioni in grado di affrontare in maniera efficace la crisi climatica.
Facciamo appello a tutti Governi del mondo, chiedendo loro di supportare e sostenere il così detto “Protocollo di Cochabamba”, che è il risultato del processo della Conferenza dei Popoli sul cambiamento climatico. Un protocollo che sfida l’ “accordo” sul clima di Copenhagen, tutto centrato su meccanismi di mercato.
Diamo volentieri spazio nel nostro blog ad alcune notizie contenute nell’ultima “Newsletter di Sezano” curata dalla Comunità degli Stimmatini e dall’Associazione Monastero del Bene Comune di Sezano, due realtà veronesi da sempre in prima linea nella diffusione di una nuova cultura dell’acqua e più in generale veri e propri “luoghi e laboratori aperti” di [...]
Avrebbero dovuto chiamarlo “Acqua” e non “Terra”, il nostro pianeta, perché l’acqua è presente in quantità grandissima e occupa una superficie ben più grande di quella dei continenti e delle terre emerse. Si parlava, qualche mese fa (Ambiente Società Territorio, [N.S. IX], 54, (1), 24-25 (gennaio-febbraio 2009)), di quanto sia grande e immenso il mare, anche se tutta la sua acqua non serve a (quasi) niente a fini umani e neanche per l’irrigazione, per la sua troppo elevata concentrazione di sali, 35 grammi per ogni litro. L’acqua “utile” per la vita e per gli umani deve avere una concentrazione salina massima di circa uno o due grammi per litro. Continue reading Chi è il padrone dell’acqua?