La situazione evidenziata nell’articolo pubblicato su “Il Post” dal titolo “Di chi è l’acqua del Nilo?” mette in luce quanto sia sempre più urgente che le risorse idriche transfrontaliere (fiumi, laghi e falde), siano oggetto di politiche, accordi e scelte tra paesi eque e condivise, che abbiano tra gli obiettivi quello della gestione sostenibile delle stesse risorse e di una conservazione e protezione del loro ciclo naturale.
E’ in gioco il futuro non solo delle risorse ma anche della vite stesse delle popolazioni che da queste traggono sostegno.
Di chi è l’acqua del Nilo?
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La lotta per il controllo del Nilo, una questione geopolitica che va avanti da centinaia di anni, si sta scaldando sempre di più negli ultimi mesi e diversi analisti non escludono la possibilità che prima o poi rischi di sfociare in una guerra vera, scrive il New York Times. Sette nazioni che si affacciano sul fiume più lungo del pianeta si contendono l’uso del bacino, i cui terreni sono posseduti all’80 per cento da Egitto e Sudan in seguito a un trattato del 1929 siglato dalla Gran Bretagna, al tempo colonizzatrice dei due paesi.
Il trattato, riconfermato nel 1959, dà a Egitto e Sudan il diritto di veto sui progetti idroelettrici e di irrigazione degli stati più a monte del corso del Nilo – Etiopia, Uganda, Tanzania, Kenya, Repubblica Democratica del Congo, Burundi e Rwanda - che quindi considerano gli accordi attuali un’ingiusta eredità del colonialismo. Egitto e Sudan difendono quel trattato, indicando come giustificazione la maggiore aridità delle proprie terre.



