Pubblichiamo l’intervista con Rosario Lembo, presidente del Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’Acqua, uscita sul numero di settembre 2010 di Altreconomia.
LA SETE DI PROFITTO
di Luca Martinelli
Il successo della raccolta firme ha messo fretta ai fautori della privatizzazione dell’acqua. Il referendum potrebbe arrivare tardi, spiega Rosario Lembo
La campagna referendaria contro la privatizzazione dell’acqua, che vede anche Ae tra i promotori, è stata un successo straordinario. In calce ad ognuno dei tre quesiti sono state raccolte 1.401.432 firme, ma l’appuntamento con l’urna -fissato con ogni probabilità nella tarda primavera del 2011- rischia di arrivare troppo tardi.
Per effetto del comma 8 lettera e dell’articolo 15 della legge “Ronchi” (la numero 166 del 2009), che disciplina il regime transitorio degli affidamenti non conformi alla via ordinaria, cioè non affidate in precedenza con gara pubblica o a società mista con selezione del privato tramite gara, “tutti gli affidamenti non conformi cessano alla data del 31 dicembre 2010”.
“In questa tipologia rientrano, nel nostro Paese, buona parte degli affidamenti a società miste pubblico-privato (in cui il partner non sempre è stato scelto tramite gara), ma anche la maggior parte dei 64 Ambiti territoriali ottimali (Ato) che formalmente hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a controllo pubblico (la cosiddetta gestione in house) -spiega Rosario Lembo, presidente del Comitato italiano per un contratto mondiale dell’acqua (www.contrattoacqua.it), tra i promotori del referendum e del Forum italiano dei movimenti per l’acqua-. Sono situazioni che caratterizzano la maggioranza degli Ambiti territoriali ottimali (Ato) della Lombardia, del Veneto e Friuli, della Campania e delle regioni insulari. Anche nel caso degli affidamenti in house, infatti, non tutti presentano infatti i requisiti formali richiesti dall’Unione europea”.
La gabola è nascosta nell’articolo 15 della legge Ronchi, proprio quello che il Comitato promotore (www.acquabenecomune.org) chiede di abrogare con il primo quesito referendario, perché impone una gara aperta a società di capitali per affidare il servizio idrico integrato.
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