Le risorgive: un mondo nascosto tutto da scoprire

Segnaliamo con piacere questo corso di formazione  sugli ecosistemi umidi della bassa pianura veronese organizzato da diverse associazioni del nostro territorio.

Le risorgive sono luoghi in cui l’acqua che scorre nel sottosuolo affiora in superficie e costituiscono un habitat complesso, ricco di flora e fauna. Il corso [...]

L’Adige, un fiume sempre più malato

Il nostro fiume Adige è sempre più malato e necessita di interventi urgenti, come hanno sottolineato in questi giorni alcuni dirigenti dei Consorzi di Bonifica,  amministratori ed esponenti di associazioni ambientaliste.
Tutti concordi allora??
Non esattamente.
Le strade per salvaguardare il nostro fiume non vanno tutte nella stessa direzione: sono previsti infatti diversi interventi e progetti. Alcuni di fatto in piena contraddizione con quelli che sono gli obiettivi che si dice di voler raggiungere.
Cercheremo di capirne di più nella conferenza che stiamo organizzando nella mattinata di domenica 3 ottobre in occasione della manifestazione di Naturalmente Verona. Non mancate quindi!!

PS proprio ieri sulle pagine di questo blog pubblicavamo un articolo che presentava il ritorno delle grandi dighe e gli effetti devastanti che queste stanno avendo su ambiente e popolazioni. Bene, stando a quello che scrive  la giornalista de “L’Arena” nell’articolo “Un corso d’acqua che sta morendo”, sembra che una della cause principali del continuo abbassamento dell’alveo del fiume Adige e della modifica della sua struttura, sia causato proprio dai bacini idroelettrici trentini che non permettono l’apporto dei detriti a valle. Come a dire che anche da noi le dighe,  a distanza di anni ,stanno provocando effetti che non erano magari stati calcolati e messi in conto.

RISORSE. Sempre più in calo la portata dell’Adige e servono interventi urgenti per l’ambiente e l’agricoltura

Un corso d’acqua che sta morendo
Grossi massi per alzare l’alveo eroso

Elisabetta Papa

Il Consorzio Veronese di Bonifica presenta un piano per riportare il livello del fondo del fiume a com’era nel 1996 pena gravissime conseguenze

  • Martedì 31 Agosto 2010
  • PROVINCIA,
  • pagina 32

Una presa irrigua dell’ex Consorzio Valli Grandi nell’Adige.

L’Adige sta morendo. Il secondo fiume d’Italia e prima risorsa idrica del Basso Veneto, di anno in anno registra un sempre più devastante e continuo abbassamento del suo fondo: in media 6 metri, con punte, in alcune zone, di 8-9 metri, rilevati nell’arco degli ultimi 50 anni. Un’erosione lenta ed inesorabile, che procura danni notevoli sia all’agricoltura, dato che l’acqua di irrigazione deve essere pompata dal fiume con costi pesanti e non è più derivata dai sifoni a costo zero come accadeva una volta, sia alla sicurezza idraulica, visto che l’erosione dell’alveo mina la stabilità delle fondazioni dei ponti come è accaduto anni fa a Legnago e sta accadendo ora ad Albaredo. Proprio perché la situazione non peggiori ulteriormente – a livello ambientale ed economico – il Consorzio ha messo a punto uno studio di fattibilità per riportare il fondo del fiume al livello del 1996, cioè in media due metri più alto rispetto all’attuale: il piano è stato presentato ieri mattina, ufficialmente, nella sede di San Pietro di Legnago dal presidente del Consorzio Veronese di Bonifica Antonio Tomezzoli e dall’ingegner Roberto Bin, direttore generale del Consorzio, insieme all’assessore regionale all’Ambiente Maurizio Conte ed al consigliere regionale Vittorino Cenci. «Vorremmo chiudere velocemente la fase di analisi e procedere alla progettazione esecutiva degli interventi. Già approvato dall’Autorità di Bacino dell’Adige, il progetto è infatti al momento fermo in attesa di uno studio di fattibilità esteso a tutto il tratto di fiume, da Zevio fino al mare. In realtà è da anni che il Consorzio di Bonifica segnala alle autorità preposte che l’Adige di fatto non è più un fiume, ma un canale», è stato detto dagli esperti. Tutta l’acqua che vi scorre arriva infatti dai bacini idroelettrici del Trentino. Ed è proprio il suo utilizzo per la produzione di energia elettrica che ne ha modificato la struttura, venendo meno l’apporto di detriti «da monte». Il progetto pilota prevede la realizzazione di una o più soglie, ovvero di giganteschi massi subaquei che tagliano

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